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Tutto quello che c'è da sapere sul parco
Località:areali della Gola della Rossa e della Gola di Frasassi, riserva naturale di Vallescapuccia, Poggio San Romualdo-Castelletta; estensione: 9.167 ettari; Comuni dei parco: Arcevia, Fabriano, Genga, Serra San Quirico; Comunità montana: dell'Esino-Frasassi; anno di istituzione: 1997; realmente operativo: dal 1997; finanziamenti regionali e fondi comunitari: Il miliardi circa, impegnati in progetti per 7 miliardi circa, pari al 63%; presidente: Riccardo Maderloni; direzione: Alberto Venanzoni (per lefunzioni tecniche), Luigino Carboni (per le funzioni amministrative); gestione: Comunità montana dell'Esino-Frasassi; lunghezza della Gola della Rossa: 2 chilometri; lunghezza della Gola di Frasassi: 2 chilometri circa; altitudine minima: 250 metri; altitudine massima: 1.850 metri; principali rilievi montuosi: Monte Pietroso  (1.093 metri), Monte Rimosse (957), Monte Valmontagnana (930 metri), Monte di Frasassi (708 metri), Monte la Croce (782 metri), Monte Predicatore (736 metri), Monte Murano (826), Monte Sassone (826), Monte Revellone (841); composizione delle rocce: calcarea, interessata da una fitta stratificazione e da fenomeni carsici, dovuti all'erosione delle rocce operata dalle acque suffiuree, che hanno dato origine alle Grotte di Frasassi: Grotta del Fiume,  del Vento, del Vernino, Grotta Sulfurea, Buco del Diavolo, Buco Cattivo; composizione dei rilievi collinari: marnosa, argillosaarenacea; vegetazione: carpino nero sui rilievi calcarei; boschi aridi, con roverella e cerro sulle colline; faggete a quote più elevate. Nelle gole: boschi misti di carpino nero e orniello, con specie mediterranee come leccio e alloro. Sui versanti più assolati domina la vegetazione mediterranea: rabbia selvatica, terebinto, fillirea, corbezzolo, asparago e stracciabraghe. Boschi di pioppo bianco e nero, salice e ontano sulle rive deifiumi Esino e Sentino; flora: anemone giallo, ciclamino, aglio orsino, bucaneve, sassifraga, scilla, colombina cava, cipollaccio stellato, geranio nodoso, ranuncolo lanuto, varie specie di orchidea selvatica; fauna: tra le specie protette, il lupo appenninico. Tra i mammiferi: capriolo, cinghiale, volpe, donnola, gatto selvatico,   puzzola, faina, tasso, topo selvatico e arvicola rossastra, ghiro, istrice, riccio, talpa, scoiattolo, lepre. Tra gli uccelli, presenti in quasi 100 specie nidificanti, numerosi i rapaci diurni: lanario, falco pellegrino, gheppio, aquila reale, lodolaio, astore, sparviere. Tra i rapaci notturni: civetta, barbagianni, allocco, gufo comune e reale. Tra i rettili: coronella, vipera e biacco, lucertola, ramarro e orbettino. Tra gli anfibi: salamandra, salamandrina dagli occhiali, varie specie di tritone, rana e rospo.
Beni culturali
Risalgono all'epoca preistorica: nel territorio del parco sono state rinvenute tombe picene e galliche. Tra il VI e I'V111 secolo d.C. Serra San Quirico rientra nei domini bizantini e in epoca carolingia fa parte della Marca Inferiore. Dal X secolo prende piede il monachesimo: San Rornualdo, fondatore dell'ordine camaldolese, farà costruire la chiesa dei Santi Quirico e Giuditta intorno al 950. All'interno, una pala policroma del '500 attribuita a Paolo Agabiti, raffigurante la Madonna del rosario. Nell'abside, una tela attribuita a Pasqualino Rossi, raffigurante i santi Quirico e Giuditta. Tipica la struttura del centro abitato di Serra San Quirico, che  diventa castello fortificato intorno al secolo XI, con torri merlate e bastioni comunicanti grazie a cunicoli e strade coperte, le famose Topertelle', di cui sono ancora visibili parecchi esempi. Nella valle della Gola della Rossa, la chiesa di Sant'Elena, in stile romanico, ha un cortile d'accesso in mezzo alla campagna. Notevoli le sculture dei portali e i capitelli. Dominata dai conti della Genga, la cittadina omonima mantiene intatta la sua struttura urbanistica medievale. Qui, nell'ex chiesa di San Clemente, che ospita il museo comunale, sono conservati due preziosi dipinti del '500 di Antonio da Fabriano e una scultura del Canova raffigurante la Madonna col Bambino.
 
La gestione

 

Il piano del parco

E affidata alla Comunità montana dell'Esino-Frasassi. Il parco ha come finalità prìoritaria quella di garantire la conservazione, la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale, storico e culturale e di promuovere lo sviluppo economico sostenibile delle popolazioni residenti. JJJJ
E in fase di preparazione ed avrà il compito di organizzare il territorio dell'area protetta, di individuare gli obiettivi di gestione con riferimento al patrimonio naturalistico, storico e agricolo e di promuovere lo sviluppo socioeconomico del territorio. Il programma di lavoro privilegia la progettualità delle conoscenze, finalizzate alla gestione delle azioni di salvaguardia e valorizzazione del territorio, e riconosce la necessarietà della concertazione delle scelte di governo tra i vari enti istituzionali. La legge quadro sulle aree protette assegna al piano del parco il valore di piano  paesistico e urbanistico, ma è  indispensabile trovare forme di raccordo con altri strumenti normativi, comunali, provinciali e regionali. Per quanto riguarda le strategie di corretto utilizzo del patrimonio naturale e ambientale, l'idea è quella di concentrare il piano su pochi temi importanti, promuovendo su questil'integrazione del piano con le politiche di settore della Comunità montana, della Provincia e della Regione. L'attivazione prioritaria dei progetti privilegerà le aree critiche per la conservazione del patrimonio esistente. Ed è alla gestione che il piano deve guardare,  cercando di evitare proposte difficilmente attuabili dalle amministrazioni locali. Il piano tende sempre di più a diventare un piano delle varie reti che attraversano gli ambienti locali. Si tratta di reti ambientali (concementi la sopravvivenza delle specie protette e la funzionalità delle relazioni naturalistiche e paesaggistiche), insediative (sull'uso del territorio) e infrastrutturali (a supporto delle attività di comunicazione interna ed esterna del parco). Tutte le reti dovranno fungere da sistemi funzionali in grado di fare interagire il parco con le aree circostanti, con il coordinamento organizzativo del piano del parco.
Il ripopolamento faunistico
Nel territorio di alta collina che fa parte del parco è stato reintrodotto il nibbio reale, rapace diurno scomparso dalla zona con la fine della pastorizia e l'abbandono dei prati. L'iniziativa, finanziata anche dai Fondi europei, è stata tenuta a battesimo dal presidente del Wwf, Fulco Pratesi. L'obiettivo è quello di avere, entro il 2001, tre coppie di nibbio reale. Questo sarà possibile ospitando, in una voliera una coppia di rapaci che si riprodurrà in cattività. 1 piccoli verranno poi gradatamente reitegrati nel territorio. Migliora anche 'Io stato di salute' della coppia di aquile reali della Gola della Rossa, che nidifica ogni due anni, e non più ogni cinque. Questo risultato è stato ottenuto vietando le arrampicate sportive nei pressi dei nidi. Per quanto riguarda il lupo, sul San Vicino, tra Valdicastro e  Castelletta, è presente in un nucleo familiare composto di 2-4 capi. Al contrario, la giunta esecutiva della Comunità montana dell'Esino-Frasassi ha approvato lo scorso mese di giugno un piano di abbattimento e di contenimento del cinghiale, eccessivamente diffuso nel territorio del parco, in cui è presente in più di 300 capi. Questo suino, estremamente prolifico, è causa di danni notevoli ai sistemi agroforestali. Dallo studio effettuato si è desunto che la capacità riproduttiva del cinghiale porta ad un incremento annuo di capi pari al 100%. La popolazione è composta dal 15% di maschi adulti, 15% di femmine adulte, 20% di individui presumibilmente adulti e dal 50% di piccoli. L'abbattimento selettivo è stato effettuato da personale preparato appositamente dal parco.
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Sentieri persi nel verde: i percorsi consigliati
VALLE SCAPPUCCIA 
GENGA
CASTELLO DI AVACELLI
POGGIO SAN RUMUALDO GOLA DELLA ROSSA
CASTELLETTA
ANELLO DI VAL MONTAGNANA
SAN VITTORE
SENTIERO DELLA BEATA VERGINE DI FRASASSI
GOLA DI FRASASSI - GENGA
Chilometri: 2,5-Dislivello: 165 Altitudine: 540 Mt.
Tempo di percorso:1,30 ore
Chilometri: 10,5 Dislivello: 345 Altitudine: 1.026 Mt.
Tempo di percor.: 4,30 ore
Chilometri: 7,2 Dislivello: 710 Altitudine: 930 Mt.
Tempo di percor.: 4 ore circa
Chilometri: 0,7 Dislivello: 400 Altitudine: 930 Mt.
Tempo di percor.: 40 min. 
Si tratta di una breve escursione alla scoperta di una tra le più belle valli del parco, immersa nel verde e nel silenzio, completamente isolata da estese barrìere rocciose. Il luminoso scenario della valle si apre, agli occhi del visitatore, dopo alcuni metri di sentiero in penombra, nella frescura delle grotte scavate dall'acqua del torrente nella roccia calcarea. Nei balconi rocciosi esposti in quota spiccano le macchie scure della vegetazione mediterranea. Al bivio, dopo circa mezz'ora dì cammino, si prosegue a sinistra, fino alla radura. Di qui fl sentiero, che si inerpica fino ad alta quota, diventa sconsigliabile dopo 7-800 metri. Meglio ridiscendere verso il torrente, guadato il quale si raggiunge il piccolo borgo di Capolavilla, e di qui il punto di partenza. Il sentiero sinuoso che scende a Castelletta parte dal valico tra il Monte Pietroso ed il Monte Scoccioni, per terminare nella Gola della Rossa. Attraversa diversi ambienti altemando gradevoli scenari naturali e paesaggi antropici caratteristici. Si parte dal vil laggio turistico di Poggio San Romualdo. Il primo tratto del sentiero è comodo ed ampio e prosegue, tra pinete e radure, fino a Castelletta, per diversi chilometri. Si sale verso la cima del Revellone: il sentiero diventa più impervio, fino a tramutarsi in pista in discesa attraverso la faggeta. Dopo il pianoro erboso si riprende il sentiero che sbuca sopra la Gola della Rossa e costeggia una cava abbandonata.
Di qui si raggiungono i ruderi del monastero benedettino di Santa Maria di Grottafucile, del 1227. Un grosso cespuglio di bosso appare all'escursionista che oltrepassi il portale d'ingresso. Dietro i resti dell'edificio si può vedere l'assiduo lavoro di scavo della roccia eseguito dai monaci. Dalla cava si ritorna al punto di partenza.
Si tratta di un anello con tratti aspri ed impegnativi che risale il versante nord del Monte Valmontagnana. Il percorso si snoda attraverso boschi a prevalenza di leccio e fiancheggia pareti calcaree per uscire sui prati sommitali e ridiscendere lungo il versante est. Percorre ambienti molto diversi e offre scorci panoramici suggestivi.
Dopo il ponte di San Vittore Tenne, la strada carraia, sulla sinistra, si trasforma in una traccia che conduce ad un sentiero sul crinale. Si prosegue, spaziando con lo sguardo sulla valle, verso la deviazione che porta al Buco del Diavolo.
Qui è bene fare attenzione perché l'entrata della grotta si affaccia su un pozzo di 30 metri senza protezioni. Risalendo il ghiaione si arriva ad una parete, a destra si apre un balcone roccioso con panorama sulla valle. Si risale il versante fino alla cima, e si prosegue per Valmontagnana. Dalla cima si ridiscende ad est, fino al borgo di Varapara, di qui, seguendo il corso del fiume Esino, si torna a San Vittore.
E' un sentiero antico che ripercorre alcune tappe della storia religiosa e spirituale di Frasassi. Oltre al suo valore storico, il breve itinerario consente di ammirare la Gola e di osservare gli aspetti naturalistici. Si parte dal fiume Sentino e si raggiunge il piazzale da dove si imbocca la comoda via lastricata che sale alla Grotta di Frasassi.
L'itinerario termina nell'androne della Beata Vergine: la grotta è collegata alla Grotta del Mezzogiorno con la quale forma un'unica cavità.
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